Elleboro puzzolente

Pubblicato in data: 12 luglio 2015

Elleboro puzzolente

Lo Helleborus foetidus L. o Elleboro puzzolente

(Fam. Ranunculaceae)

di Aldo Ranfa

Vita da Elleboro puzzolente

Morfologia

Specie erbacea perenne con fusto strisciante poi eretto, ramoso in alto e lignificato alla base. Le foglie, sono coriacee e persistenti in inverno, con picciolo lungo ca. 20 cm, lamina palmata e divisa in 7-9 segmenti a forma di lancia, seghettati sul bordo. I fiori, pendenti e portati in numero di 3-15 in un’infiorescenza, sono caratteristici perché sono formati da una parte esterna che simula la corolla con petali (5 tepali), ed una parte interna in cui vi è il nettare per attirare gli insetti pronubi. I tepali sono verdastri con il bordo screziato di violetto-purpureo. Il frutto è formato da una serie di frutti secchi (follicoli) che si aprono a maturità dalla linea marginale di sutura. Tutta la pianta emana un odore fortemente sgradevole. Fiorisce da gennaio ad aprile.

Ecologia e distribuzione

L’Elleboro puzzolente è presente e diffuso soprattutto ai margini dei boschi e nelle schiarite del piano collinare fino alle zone ancora più in alto da 0 a 1.000 m s.l.m. ma può arrivare anche a 1.800 m.

Curiosità

Il nome del genere deriva dai termini greci “hélo=io elimino” e “borá=cibo”, per indicare che non bisogna mangiare alcuna parte della pianta proprio per la sua elevata tossicità. Il termine specifico proviene da “foéteo=io esalo fetore, fetido, puzzolente”, per la sua caratteristica di emanare esalazioni sgradevoli.
NB: Della stesso genere esistono altre specie spontanee nell’Italia centrale che hanno più o meno lo stesso livello di tossicità come l’Elleboro profumato (Helleborus odorus W. et K.), l’Elleboro di Boccone (Helleborus bocconei Ten.) e l’Elleboro nero o Rosa di Natale (Helleborus niger L.).

Usi popolari e rimedi

Le foglie si possono usare come vermifughe e vescicatorie della pelle. Le sue proprietà cardiache, simili alla Digitale, non si possono sfruttare pienamente per la forte tossicità della pianta e, quindi, va somministrata con estrema cautela. Un tempo era considerata efficace contro l’epilessia e la mania depressiva, il cosiddetto Ballo di San Vito.

Bibliografia

  • Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano.
  • Leporatti M.L., Posocco E., 1996 – Piante pericolose. Japadre Editore. L’Aquila
  • Ranfa, A., 2014 – Piante amiche e nemiche dell’uomo. 2a Edizione. Ali&no Editrice, Città di Castello, Perugia.
  • Stary F., Berger Z., 1987 – Piante velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Woodward L., 1985 – Piante velenose. Priuli & Verlucca Editori.

Sitografia

Dott. Aldo Ranfa

Aldo Ranfa
Esperto: Piante di interesse sanitario

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