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Nessuno le chiama “relazioni in cui si cammina sulle uova,” ma è questo che diventano: relazioni in cui devi muoverti con cautela. (di Paola Vigarani)

 

Ogni giorno sei costretta a camminare metaforicamente sulle uova, perché il tuo partner minaccia di picchiarti ogni giorno, ti dice che sei una cretina e che senza di lui “non sei nessuna”. Ti dice che non sei una brava madre e che a letto sei un disastro. Il fatto grave è che dopo poco, bastano alcuni mesi, ci credi. Credi alle sue parole e perdi la tua autostima.
La violenza nell’intimità è ciclica e segue delle fasi. La teoria criminologica definisce queste tre fasi col nome “il ciclo o spirale della violenza”. Si tratta di meccanismi psicologici e comportamentali reiterati nel tempo, messi in atto dall’uomo maltrattante nei confronti della donna che attiva a sua volta modalità psicologiche di risposta. Queste fasi sono cicliche pertanto si ripetono con sempre maggiore frequenza, intensità e sono sempre più ravvicinate.

 

La spirale descrive un circuito che si sviluppa nel corso del tempo: la prima fase è denominata “fase della costruzione della violenza”. E’ una fase di crescita della tensione, perché l’uomo inizia ad intensificare gli atteggiamenti svalorizzanti, aumentano le minacce, aumenta il controllo, aumentano le espressioni verbali denigranti ed aumenta il lancio di oggetti. Aumentano le richieste, fino a diventare sempre più insistenti, che finiscono per essere semplicemente irrealizzabili . L’uomo è di cattivo umore, imbronciato e scontroso. Critica, minaccia, urla e grida e non manifesta nessun atteggiamento d’affetto. Tenta di isolare la donna il più possibile dai genitori, amici e in generale le impedisce ogni tipo di relazione. Rompe oggetti, giocherella con armi, i coltelli spesso vengono puntati addosso per “scherzo”.

 

La donna in questa fase caratterizzata dall’aumento delle richieste, si sforza e prova a soddisfarle e ad aderire a tutte le pretese spesso “impossibili”. Spesso lo fanno per il “quieto vivere” e per la salvaguardia della loro famiglia. Tentano di calmare l’uomo, non cercano contatti sociali, né familiari, cercano di tenere buoni i bambini per non fare innervosire il partner. Le donne adottano in questa fase un comportamento passivo-remissivo, arrendevole, compiacente. Questo atteggiamento del “camminare sulle uova” viene definito in questo modo dalle donne stesse , che avvertono il pericolo imminente.

 

In questa fase le donne sono in ansia e hanno paura per la propria situazione e per quella dei figli. Vivono in uno stato di continua tensione e terrore, soffrono d’insonnia e hanno attacchi di panico. Spesso in questa fase si auto-colpevolizzano, hanno un profondo senso di colpa e di perdita di autostima, non riuscendo ad essere all’altezza delle pretese avanzate con insistenza dal compagno.
Per amore o desiderio di aiutare il partner, le vittime restano in queste relazioni pensando che la loro compiacenza o l’accondiscendenza verso il compagno, migliorerà la situazione. Purtroppo questo non succede mai. Nonostante tutte queste attenzioni, la fase successiva, denominata “dello scoppio della tensione” si presenta inesorabilmente. La compiacenza non risparmia la violenza fisica.

 

“Mi accorgevo che sarebbe stata la ‘serata no” da come parcheggiava l’auto nel vialetto di casa, la sera al rientro dal lavoro. A quel punto mandavo i bambini nella loro stanza con la TV ad alto volume. Loro li facevo sempre cenare prima. Le loro grida e i loro schiamazzi lo innervosivano. Diceva che non li sopportava dopo il lavoro…diceva che aveva bisogno di silenzio. Cercavo di cucinare i suoi piatti preferiti, ma in “quelle serate” non andava bene nulla. Spesso iniziava a lanciare l’insalata condita..perché magari era condita troppo…così diceva…a volte i piatti pieni….e spesso mi obbligava a mettermi in ginocchio e raccogliere ciò che lui aveva buttato a terra..” (Cristina -Le Fenici)