newsletter: A parole

A passeggio tra le fànfole


numero 7 – Newsletter dell’Associazione Arcoiristrekk – febbraio 2020


Vogliamo guidarvi stavolta attraverso le meraviglie di percorsi linguistici accidentati. Camminando ci si guarderà intorno e, immersi ancora una volta nella natura, si scoprirà che nominarla di nuovo è possibile e che nei nuovi nomi, inventati e fantastici, il gusto di camminarci in mezzo, si ravviva. Basterà immaginare una fànfola, saltando sui sassi per guadare un ruscelletto, poi stanchi ci fermeremo ad ascoltare il tempo che passa nel giorno del…

Solstizio d’estate
Giracchia vorticando un caligello
e sfrìggican le fonfe in gnegnoloni
stragizza firignàtico un morfello
tra i gugli, i melisappi, i tarpagnoni.
Spiffate o berlindane i tornichetti,
spiffate ninfaroli le fernacchie!
Chi spiffa si rispàffera in budretti
Chi ciucca si rincòcchera in gerlacchie.
Gettiamo i bustifagni alla malventa?
E i lònferi nel fuoco piripigno?
Straquasci l’orgicaglie a luna sbrenta
E trònagi lupastro il frizzivigno!

dalla quarta di copertina di Dialogo con l’Universo, Dacia e Fosco Maraini

Il creatore di fànfole è Fosco Maraini, e sua figlia (Daciuzza, come lui la chiamava da piccola) ci racconta nel suo libro Il Gioco dell’Universo – dialoghi immaginari tra un padre e una figlia, un’immagine “di lui […] da giovane, quando andava a sciare: i pantaloni marroncini stretti sotto al ginocchio, i calzettoni bianchi che finivano dentro scarponi massicci color pelle bruciata, fissati ai lunghi sci di legno grezzo con due fibbie a molla […] Ricordo come veniva giù dalla montagna dopo avere fatto due ore di salita con le pelli di foca, sicuro ed elegante, deciso nei suoi cristiania sempre secchi e precisi. Era un piacere vederlo scendere scivolando elegante e sicuro, aggredendo le curve con molle destrezza, sollevando spruzzi di neve fresca.
L’ultima casa di Fosco è un cimitero fra le Alpi Apuane grande come un fazzoletto […] Come al solito si è scelto un posto in alto da cui si gode una vista magnifica su boschi e valloni e precipizi”.
Fosco Maraini è stato un viaggiatore instancabile, un antropologo e uno scalatore famoso; ha vissuto per anni in Giappone; dapprima viaggia come studioso al seguito di Giuseppe Tucci (il quale ha fondato il Museo Nazionale d’Arte Orientale di via Merulana, museo purtroppo chiuso di recente) poi, con altri scalatori, Fosco ha affrontato spedizioni sulla catena himalaiana e, negli anni ’40, sui monti innevati del Giappone. Scriveva diari, annotava preziosi Haiku, con caratteri minuti nei suoi quaderni; liriche in cui “il silenzio è valicato da piccoli passi incerti che si fermano miracolosamente sull’orlo del precipizio […] In cui il microcosmo prevale sul macrocosmo, la formica sull’universo, con la chiarezza delle immagini fisse per l’eternità nella luce opaca dei nostri occhi” (Dacia Maraini, 2007).

Candidamente sta
sulla bianca peonia
una formica di montagna.

Guardare il fiume d’estate:
felicità, con i sandali
in mano.

Albeggia;
nelle acque basse nuotano i pesci
sfuggiti ai cormorani.

E a un certo punto Fosco annota “Come i kantiani scoprirono che lo spirito ha in sé il cemento per costruire il mondo, così i linguisti si resero conto che la rappresentazione del mondo ricostruito subisce un’ulteriore deformazione nella parola” quindi, per continuare la nostra passeggiata negli esperimenti della poesia metasemantica, vi invitiamo a rialzarvi, a riinfilare gli scarponi e a raggiungere quel boschetto di lentisco, vicino al mare, non ne sentite il profumo, prima ancora di vederlo, tra i cespugli?
Ma ecco, c’è qualcosa che si muove tra il fogliame…
Attenzione, non ci ha sentito arrivare, niente passi falsi, potrebbe trattarsi di quello lì che si nasconde….

Il lònfo
Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo armagelluto
Che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
Fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Perciò proseguiamo, lasciandolo in pace alle faccende sue.
Poi tra il respiro che s’affanna ci rendiamo conto che il cielo si è coperto, le nuvole hanno depositato l’umido sulla collina, ci torna qualche pensiero malinconico e ci sentiamo improvvisamente soli…
Quand’è che il nostro amore ha perso il ritmo sostenuto dei passi in salita, a quale biforcazione del sentiero ci siamo persi? Lasciamo da parte i brutti pensieri però e ricordiamoci di quel giorno…

Il giorno ad urlapicchio
Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo drago fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto «T’amo per davvero».

E se l’ha detto un giorno del passato, anche adesso il tuo amore sai che è vero, e basterà aspettarlo…
alla fine del sentiero.


Laura e Marco 02/02/2020

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