Bagno a Ripoli

Antico Spedale del Bigallo

Lungo la vecchia via Aretina, che collegava Firenze con Arezzo, in prossimità di un’antica sorgente, all’inizio del XIII secolo sorse per volontà del benefattore Dioticidiede di Bonaguida del Dado un piccolo spedale, un ospizio dove viandanti e pellegrini potevano trovare ristoro dalle fatiche del cammino. È lo spedale di Santa Maria a Fonteviva o Bigallo, che richiama nel nome la sorgente presso la quale fu edificato, mentre è incerta l’origine del termine ‘Bigallo’. Gestito dalla fiorentina Compagnia Maggiore del Bigallo fin dal 1245, alla fine del XV secolo lo spedale fu trasformato in convento di clausura: la struttura fu stravolta, circondata da alte mura, e l’attività di accoglienza quasi del tutto trascurata. Sancita la fine dello spedale nel 1754, soppresso il monastero durante il governo napoleonico (1808), l’edificio fu trasformato in abitazione civile e acquistato dal Comune nel 1920. Progressivamente abbandonato, nel 1978 ha preso avvio il suo risanamento, ma il primo effettivo restauro è del 2000: sono stati riportati all’antico splendore il salone-refettorio con soffitto a cassettoni, la camerata con tradizionali letti a cassoni in legno e la cucina monumentale, destinando la struttura a ostello e recuperandone così l’originaria funzione. Dalle sue finestre e dalla sua terrazza, lo Spedale regala una splendida vista sul paesaggio toscano e su Firenze.

• Indirizzo: Via del Bigallo e Apparita 14
• Contatti: anticospedalebigallo@gmail.com
• Orario: Apertura su appuntamento

Fonte della Fata Morgana

La Fonte della Fata Morgana è un piccolo e curioso edificio eretto tra il 1571 e il 1574 da Giambologna per Bernardo Vecchietti. In origine faceva parte del complesso della villa Il Riposo, celebre per aver dato il titolo al trattato di Raffaello Borghini (Il Riposo, 1584). Costruito come una quinta teatrale con due prospetti contigui prospicienti un piccolo spiazzo, il ninfeo sembra creato per stupire lo spettatore in un’atmosfera di magia. All’interno vi è una fontana costituita da una conca in pietra serena e sostenuta da un basamento grezzo, la cui forma zoomorfa ricorda la coda di una sirena. L’acqua, che tracimando dal catino in pietra cade a cascata nella vasca esagonale sottostante, lambiva un tempo i fianchi della Fata Morgana, scultura realizzata appositamente per il luogo da Giambologna.

• Indirizzo: Via di Fattucchia
• Contatti: ufficio.cultura@comune.bagno-a-ripoli.fi.it
• Orario: Apertura su prenotazione; visibile dall’esterno

Scavi di via della Nave

Negli anni Ottanta, una serie di scavi eseguiti a più riprese nell’area di via della Nave, nel centro del capoluogo, ha portato alla luce numerose e complesse strutture pluristratificate, riferibili principalmente all’età imperiale romana, in particolare dal periodo augusteo fino al III secolo d.C., sebbene collocate su un’area già frequentata almeno dal III a.C. Tra le strutture ritrovate risaltano alcune parti di un edificio romano con un ambiente rettangolare absidato e un grande speco d’acque in opus reticolatum, con archi e volte in laterizi. Tra i reperti mobili, invece, sono numerosi quelli numismatici, mentre di particolare valore è un gruppo di bicchieri di vetro, alcuni dei quali con bollo monetale impresso sul fondo. L’area corrisponde probabilmente alla porzione di un vero e proprio centro abitato, che doveva occupare parte del sito del paese attuale.

• Indirizzo: Piazza della pace
• Orario: Visibili dall’esterno

Gualchiere di Remole

Sulla riva sinistra dell’Arno, a monte della città di Firenze, si incontra un maestoso edificio, con mura imponenti e torri merlate: le Gualchiere di Remole. Sono l’ultima testimonianza integra dei numerosi opifici sorti nel Medioevo sulle rive del fiume per sfruttare la forza motrice dell’acqua. Costruite nel 1326 dalla potente famiglia degli Albizzi per trasformare le pregiate lane in stoffe preziose (le mura servivano proprio a proteggerle!), prendono il nome dal procedimento di gualcatura, cui erano sottoposti i panni di lana, e dalla pieve di Remole, sulla riva opposta. Gestite dagli eredi dei fondatori per due secoli, nel Cinquecento le Gualchiere furono acquistate dall’Arte della Lana, per poi passare alla Camera di Commercio e, infine, al Comune di Firenze, tuttora proprietario. Gualchiere e borgo conservarono intatto il loro aspetto fino al 1944, quando le truppe tedesche distrussero le due porte d’accesso delle mura, e fino all’alluvione del 1966, che danneggiò la struttura. Alcuni mulini, tuttavia, rimasero in funzione fino ai primi anni Ottanta. Da tempo le Gualchiere versano in stato di abbandono, nonostante siano esempio unico di impianto industriale tardo-medievale, ricordo di un’epoca in cui Firenze dominava nei commerci, nella finanza e nella cultura.

• Indirizzo: Raggiungibili dalla strada provinciale di Rosano, nell’omonima località
• Orario: Visitabili all’esterno

Pieve di San Donnino a Villamagna

Il borgo di Villamagna si è sviluppato attorno alla splendida pieve dedicata al martire Donnino. Fondata probabilmente nell’VIII secolo, è testimoniata per la prima volta in un documento dell’XI, epoca alla quale si addicono le forme romaniche che la caratterizzano, nonostante un rinnovamento avvenuto nel corso del Trecento e grazie ai restauri che nel 1930 la liberarono dalle decorazioni barocche. L’esterno si caratterizza per una semplice facciata in filaretto d’alberese e per la presenza di un elegante campanile con tre piani di bifore. L’interno è suddiviso da archi a tutto sesto in tre navate, la centrale chiusa da un’abside. Nel corso del XV secolo l’austerità interna fu addolcita da affreschi attribuiti al Maestro di Signa e altri dipinti. Nel 1394 Mariotto di Nardo realizzò un trittico con Madonna col Bambino tra Santi e Angeli, mentre a David Ghirlandaio è attribuita un’elegante tavola dal soggetto analogo. La Confraternita di San Donnino commissionò la tavola con Madonna col Bambino tra San Donnino e il Beato Gherardo, opera di Francesco Granacci, nato nel 1477 proprio a Villamagna e condiscepolo di Michelangelo nella bottega del Ghirlandaio. Dal 1979 riposano in un’urna sotto l’altare maggiore le spoglie del beato Gherardo da Villamagna.

• Indirizzo: Piazza di Villamagna

• Orario: Visitabile nei fine settimana

Hai bisogno di maggiori informazioni? 

Sistema Museale del Chianti e del Valdarno –  © 2021. Tutti i Diritti RiservatiCredits

Privacy Policy

Cookie Policy