Incesto: una pratica che risale al mito delle origini

incesto

Incesto: una pratica antica quanto il mondo

Ai giorni nostri, sono rimasti davvero pochi i “divieti assoluti morali” quasi universalmente riconosciuti.

Su tutti, il tabù dell’incesto.

L’incesto evoca in noi un disgusto viscerale che sfugge a facili spiegazioni. 

Ma questo non vuol dire che molti pensatori non abbiano cercato di spiegarlo o di sdoganarlo.

Freud, ci ha insegnato sull’incesto più di chiunque altro.

Nel suo libro “Totem e Tabù” scrisse ”ignoriamo l’origine dell’orrore dell’incesto e non possiamo nemmeno dire in quale direzione cercarlo”, in parte perché scegliamo di oscurarne le origini.

E in effetti, andando indietro nel tempo, scopriremo che si tratta di una pratica ancestrale, che risale al mito delle origini.

Oggi scopriremo cosa pensavano gli antichi di questo tabù sessuale e come si è evoluto nel corso dei secoli.

Esploreremo l’incesto nel mito, nella letteratura, nella psicologia e nella legge.

Origine del termine 

La parola incesto deriva dal latino, “incestum” che letteralmente significa qualcosa di “non castum”, o non puro, e quindi si riferisce a tutta una serie di attività sessuali che si pensava violassero qualche confine morale, religioso o legale.

Gli antichi greci non erano estranei alla pratica.

Per loro tuttavia (cosa singolare perché avevano un lessico molto più ampio dei cugini latini), non esisteva una parola che potremmo tradurre direttamente come “incesto”. 

Per descrivere questa “stranezza sessuale” si usavano i termini, μητροκοίτης (metrokoites), che significa un uomo che dormiva con sua madre e θυγατρομιξία (thugatromixia), l’atto di dormire con la propria figlia. Tali relazioni erano eufemisticamente denominate γαμος ανοσιος (gamos anosios) o γαμος ασεβης (gamos asebes), che letteralmente significano “unione empia”.

Ad ogni modo, il termine indicava non solo la pratica “incestuosa”, nel senso moderno del termine, ma anche una serie di altri illeciti. 

Ad esempio, se una Vestale perdeva la sua sacra verginità, veniva accusata di incestum e punita secondo il codice dell’epoca. 

L’incesto era al centro della storia della creazione classica

L’incesto nella mitologia greca era un fatto accettabile. Il mito era pieno di relazioni incestuose.

Parte del motivo è che gli dei stessi lo praticavano.

Del resto se gli dei non si fossero accoppiati fra loro, non avrebbero generato altre creature.

A parlare dell’incestuoso groviglio di dei e dee fu tra i primi Esiodo, nella Teogonia (700 a.C), opera in cui racconta il mito delle origini

Esiodo racconta che il re degli dei nell’antica mitologia greca era Zeus, sposato con la dea Era

Ma questa coppia non condivideva solo un matrimonio e governava i cieli. Erano figli degli stessi genitori. Sia Zeus che Era erano i figli dei Titani Crono e Rea, che erano anche fratelli, essendo la progenie delle divinità primordiali Urano e Gaia

Secondo alcuni filoni del mito, Urano potrebbe anche essere stato il figlio di Gaia.

Anche nella Bibbia l’incesto è molto presente. Abramo e la moglie Sara erano fratellastri, Lot si ritrova a giacere con le sue due figlie, Giacobbe e Rachele erano primi cugini e via discorrendo.

Ma un dato ancora più importante è che nella Genesi, Dio, aveva creato solo due esseri umani, di conseguenza, l’intera discendenza, doveva per forza passare attraverso rapporti incestuosi.

Nonostante ciò la Bibbia vieta espressamente l’incesto.

Divinità viziose 

Ora, poiché tutto ciò che accadeva nella società era il risultato della passione degli dei, il fatto di desiderare sessualmente anche figli e parenti non era così esecrabile.

E’ altresì vero che le divinità classiche non erano i modelli di moralità e bontà che ora associamo alla parola “Dio”. 

Tutt’altro! Avevano virtù e vizi come i mortali.

È comunque interessante considerare come la devianza sessuale di queste figure divine possa aver influenzato la percezione classica dell’incesto.

Incesto nella visione antica e moderna 

Le Metamorfosi di Ovidio

Il tema dell’incesto è stato affrontato in tutte le epoche storiche, seppure con qualche differenza. 

Il poeta Ovidio (43 a.C. – 17 d.C), autore delle Metamorfosi, racconta diverse storie incestuose nel suo poema.

Descrive ad esempio Mirra, che fa sesso con il proprio padre prima di trasformarsi in un albero, e Byblis, che si innamora del proprio fratello ma piange sé stessa in un ruscello gorgogliante quando si rifiuta di dormire con lei.

Ovidio, non era estraneo all’erotismo, e la sua viscerale esplorazione poetica del tema dell’incesto mette in luce quanto i romani fossero incuriositi da questo argomento tabù.

L’Edipo Re di Sofocle 

L’esempio più potente di incesto letterario, proviene dall’antica Grecia.

L’Edipo Re di Sofocle, rappresentato per la prima volta nel 429 a.C., era incentrato sulla relazione incestuosa del protagonista che, nel breve volgere di un solo giorno, venne a conoscere l’orrenda verità sul suo passato.

Senza saperlo aveva infatti ucciso il proprio padre Laio per poi generare figli con la propria madre Giocasta.

Freud: Incesto e psicoanalisi 

L’opera di Sofocle ispirò una delle teorie più importanti del padre della psicoanalisi Sigmund Freud.

Il suo “complesso edipico”, gli servì per spiegare la maturazione del bambino attraverso l’identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto.

La teoria voleva dimostrare che la questione dell’incesto rimane una questione senza tempo che collega la cultura antica e moderna.

Alcune forme di incesto erano legali

Come accennato, il termine incesti aveva un’eccezione più ampia rispetto al significato moderno.

Gli antichi greci e romani erano affascinati dall’incesto, per cui non si limitarono a relegarlo al regno della mitologia, della letteratura e del teatro. 

Le città-stato di Atene e Sparta promulgarono delle leggi che consentivano i matrimoni fra fratelli, mentre a Roma non era raro che gli zii sposassero le nipoti, cosa che fu legalizzata dopo che l’imperatore Claudio sposò la figlia di suo fratello, Agrippina.

Ciononostante, questa pratica non era ampiamente diffusa o socialmente accettabile. 

Socrate ad esempio condannava i rapporti tra genitore e figlio, sebbene citi l’inevitabile differenza di età come principale motivo di preoccupazione.

Platone invece sosteneva che l’incesto fosse proibito dalle leggi non dette degli dei. Per lui una madre, una sorella o una figlia particolarmente belle dovevano essere protette dalla lussuria del loro figlio, fratello o padre da un ἀγραφος νομος, o “legge non scritta“. 

In generale, il matrimonio “incestuoso” era un affare privato tra famiglie, usato per negoziare, stringere alleanze e acquisire potere. 

Di conseguenza, lo stato non interferiva direttamente negli accordi ed era persino disposto a trascurare alcune unioni di incestum.

Fuori da questi casi, lo stigma sociale che circondava l’incesto dissuadeva chiunque dal pubblicizzarlo, cosa che non ci aiuta a capire quante relazioni incestuose segrete si fossero effettivamente verificate nell’antica Grecia e a Roma.

In sintesi, salvo poche eccezioni degne di nota, si pensava che l’incesto fosse un atto talmente sbagliato che lo stato non aveva nemmeno bisogno di fare una legge contro di esso.

Anzi, venne percepito come una cosa da barbari

Cleopatra e la relazione incestuosa 

In Egitto, i Tolomei praticavano l’incesto sotto forma di matrimonio tra fratelli, con Cleopatra stessa sposata con suo fratello Tolomeo XIV, di appena undici anni.

I romani colsero l’occasione per elevarsi moralmente al di sopra dei potenti rivali. 

Il poeta Lucano, nei Pharsalia descrive ad esempio come Cleopatra arrivò a controllare suo fratello, il faraone, attraverso il sesso: “se suo fratello una volta si sottomette ai suoi abbracci con cuore incestuoso e beve, in una passione illecita, con il pretesto di un affetto naturale, allora le concederà la tua testa e la mia, ciascuno forse in cambio di un bacio”.

La parola incesto diventò un insulto

Ben presto, il termine “incesto” si trasformò in un insulto, che i romani utilizzavano non solo contro gli estranei, i “barbari” ma contro i propri connazionali.  Molti dei “cattivi imperatori” di Roma affrontarono proprio questa calunnia. 

L’imperatore Caligola, ad esempio, fu accusato di sentimenti appassionati verso sua sorella Drusilla, mentre si diceva che il famigerato imperatore Nerone avesse toccato il cadavere di sua madre in modo inappropriato. Che si tratti di semplici voci o di una verità scomoda, questi aneddoti implicano che l’incesto era ormai visto come un importante tabù sociale.

Cicerone e l’evoluzione dell’incesto

In un suo discorso, Marco Tullio Cicerone, attaccando Clodio e sua sorella, Clodia, li insultò mescolando di proposito le parole “marito” e “fratello” a proposito della loro relazione.

Incesto moderno

Questo dimostra ancora una volta che l’incesto era tollerabile solo nella poesia e nel teatro, ma rimaneva estremamente controverso come aspetto della vita reale.

Gli esempi ottocenteschi di incesto sono innumerevoli.

Nel romanzo antischiavista di Richard Hildreth del 1836, “Archy Moore”, lo schiavo bianco descrive sua madre “più simile a un amante che a un figlio … e molte ore l’ho guardata, quasi con la serietà dell’amante, mentre mi accarezzava in grembo”. 

Herman Melville autore di “Pierre o le ambiguità”, scrive che “molto di ciò che costituisce la prelibatezza di una moglie, risiede già nella sorella” e che “un figlio reverenziale e devoto è abbastanza amante”. 

Pier Paolo Pasolini, amava follemente la madre Susanna Colussi. Non era solo suprema adorazione. Per lui, la donna rappresentava la sorgente di ogni cosa e ha sempre cercato di sublimare nell’arte la sua figura.Tanto è vero che in una delle sue opere cinematografiche più belle, “Il Vangelo secondo Matteo”, il personaggio della Madre di Cristo anziana viene interpretato proprio da Susanna Colussi.

Ma è nell’Edipo Re che l’elemento autobiografico, cioè l’identificazione Pasolini-Edipo è più evidente. 

Cosa dice la legge 

In Germania, il Consiglio etico tedesco, un organo consultivo del governo federale, ha affermato il diritto all’incesto, purché fra adulti e consenzienti, con una legge del 2014

Negli anni ‘70, la maggior parte delle leggi sull’incesto negli Stati Uniti furono riscritte come risultato dell’attivismo femminista.

Questa pratica non fu più considerata come un atto consensuale ma come violenza sessuale, cosa che ha finito per normalizzare, a singhiozzo, l’incesto consensuale degli adulti.

In altre parti del mondo, presso culture assai distanti dalle nostre, l’incesto è un tabù. 

In Australia, ad esempio gli aborigeni sono molto attenti e scrupolosi nell’evitare i rapporti sessuali incestuosi. 

La trasgressione di questa legge viene punita con il massimo rigore da tutta la tribù. 

Quale sentimento provoca l’incesto

Da un punto di vista scientifico non sono ancora chiare le origini di questo tabù, quel che è certo è che nella maggior parte dei casi, l’incesto produce sentimenti di repulsione morale.

Pensiamo che il tabù dell’incesto sia universale e fuori discussione, ma in realtà, come abbiamo visto, non è né coerente né universale. Il suo significato ha subito variazioni nel corso del tempo.

La sua proibizione ha attraversato culture ed epoche storiche ed è servita spesso per esercitare un maggiore controllo politico, sociale e morale.

La morale tuttavia, con la sua pretesa di giudicare, non può tener conto di importantissime condizioni individuali, come l’attrazione e la chimica, le cui regole sono ancora in parte sconosciute alla scienza stessa.

Allora, guardando con l’occhio dell’osservare esterno, dovremmo chiederci: perché ci fa paura l’incesto? Forse tocca qualcosa che tutti abbiamo dentro e ne abbiamo paura? Ma paura di che cosa? 

Allora ritorniamo a Freud e ripensiamo a quando disse “ignoriamo l’origine dell’orrore dell’incesto e non possiamo nemmeno dire in quale direzione cercarlo”, in parte perché scegliamo di oscurarne le origini”.

1 risposta

  1. giac

    L’incesto diventa esecrabile con la famiglia monogamica, quando nemmeno si sapeva chi era il padre, l’incesto non aveva senso, ma il lungo periodo dell’eterismus bachofeniano ha lasciato traccia di questa facile libertà degli umani ancora infantili sotto il profilo etico perciò quell’istinto non è mai veramente morto; con la nascita del matriarcato, le madri impongono il tabù dell’incesto, altrimenti la famiglia si sarebbe esaurita in se stessa e sarebbe implosa. La madri difendono il loro ruolo impedendo l’incesto che le avrebbe esautorate di ogni potere. Il marito si consola per un po’ con la poligamia e la concubina, ma poi viene il cristianesimo e impone la monogamia. L’ateismo fa vacillare il tabù? Provvedono le femministe proclamandolo stupro negando l’esistenza del complesso delle figlie di Lot. In un modo o nell’altro l’incesto è disfunzionale al sistema, il complesso di Edipo va sublimato e deviato altrove.

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