"Ti presterò i miei occhi", il gesto d'amore di Federico per il cane Sally diventato cieco

"Ti presterò i miei occhi", il gesto d'amore di Federico per il cane Sally diventato cieco
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2 minuti di lettura

Sally è un dolce cane color senape. Una femmina meticcia che sembra avvolta dai raggi del sole siciliano di giugno. Ha il pelo lungo e riccioluto che ricorda quello di un Golden Retriver. I suoi occhi sono scuri e profondi, leggermente a mandorla. Il suo tartufo è nero e lucido, lo arriccia ogni qual volta viene inebriata da un profumo (quello del pollo è il suo preferito), è emozionata, affamata, incuriosita.

Sally è stata adottata da piccolissima da una famiglia allargata e felicemente movimentata, così formata: due genitori, una nonna, un’anziana zia e ben tre bambini. Due gemelle quindicenni e Federico, l’ultimo nato.

Federico, nonostante abbia soltanto sei anni, ha un comportamento estremamente protettivo e responsabili nei confronti della sua amica a quattro zampe.

Federico e Sally: due corpi, un’anima
Federico e Sally fanno tutto insieme: dormono insieme, giocano dopo la scuola, fanno merenda, scorrazzano in giardino, litigano come due fratelli, riposano sul divano, guardano i cartoni. Sally ha sempre sofferto di diabete, quindi la sua alimentazione doveva essere rigida e ben curata. Federico, nonostante la sua giovane età, sembrava un soldato vigile e obbediente. Era a conoscenza che la malattia che aveva colpito il suo cane avrebbe potuto causargli altre malattie, così evitava accuratamente di condividere con lui merendine o biscotti vari. Aveva indossato gli abiti scrupolosi dell’amorevole controllore.

Un bel giorno, all’improvviso, Sally è diventata cieca. I suoi occhi sono stati inondati da una strana marea, sembravano annacquati. Un velo si era impossessato dello sguardo vigile di Sally. Il quattrozampe sbandava, era impietrito dalla paura, stentava a muoversi per casa.

La diagnosi
Federico e la sua mamma portarono Sally dal loro veterinario di fiducia nella segreta speranza che fosse un malanno transitorio.

Il veterinario, dopo una visita scrupolosa e approfondita, comunicò all’intera famiglia la cecità della loro tanto amata Sally. Spiegò loro che un cane cieco avrebbe potuto condurre una vita serena, ma bisognava stare bene attenti a non stravolgere troppo la sua routine, a non farlo spaventare durante il gioco e il quotidiano, ad avvertirlo con la voce prima di toccarlo all’improvviso e, soprattutto, a non cambiare la disposizione degli oggetti in casa.

Ti presterò i miei occhi
Federico, i giorni successivi l’infausta diagnosi, chiese alla madre di non andare a scuola per una settimana. Voleva aiutare la sua Sally ad ambientarsi in casa.

La madre - mia paziente -, donna esternamente sensibile, aveva sentito il dolore del figlio, e nonostante non fosse d’accordo con le pause immotivate dalla scuola, gli disse di sì.

Giorno dopo giorno, con immensa pazienza e cura, Federico iniziò a fare tutto insieme a Sally: dal risveglio all’addormentamento, passando dalla ciotola del cibo e dell’acqua. Andava in avanscoperta per spianarle il cammino e non farle avere paura.

Il bambino aveva deciso di prestare i suoi occhi al suo cane per farlo sentire meno solo e non fargli avere paura.

 

Ringrazio la mamma di Federico per avermi autorizzata a raccontare la storia del suo bambino e del suo cane.

 

***

* Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per LaZampa ed è nato la spazio "Per amore degli animali"