Sandro Ciotti
Sandro Ciotti

La sua voce roca mancherà a moltissimi. Si è spento questa mattina a Roma Sandro Ciotti. Malato da tempo, il giornalista era stato ricoverato in ospedale, ed era tornato a casa da qualche giorno.
Sandro Ciotti è stato The Voice versione italiana, non bravo come Sinatra a cantare (come lui avevo però un’immensa passione la musica, lo testimoniano i reportages su 40 edizioni del festival di Sanremo) ma era il massimo per narrare le imprese degli eroi del calcio. Quello in particolare degli anni Sessanta e Settanta, quando allo stadio andavano ancora le famiglie e papà e mamma mettevano nel cestino il panino con la frittata, e si poteva seguire la partita mischiati assieme ai tifosi avversari. Quello delle figurine che si attaccavano sull’album con la coccoina e Ciotti e Ameri non stavano sulla raccolta Panini ma era come se ci fossero.
Era il calcio di quando non si poteva sapere il risultato del primo tempo prima che cominciasse il secondo, e allora tutti con la radiolina all’orecchio perchè Ameri, Ciotti, Bortoluzzi in studio, Provenzali, Ferretti, Luzzi dai campi della serie B, svelavano il mistero mentre cominciava Tutto il calcio minuto per minuto. Sandro Ciotti il calcio non solo lo raccontava, prima di tutto lo amava. Era una delle sue grandi passioni, assieme allo scopone e alla musica. Gli piacevano molto anche le donne ma, come un altro romano ‘doc’ come lui, Alberto Sordi, non aveva mai voluto saperne di sposarsi. Come padrino di battesimo aveva avuto Trilussa, ma invece di mettersi a fare il poeta da ragazzo suonava il violino, aveva già il pallino del giornalismo e giocava nelle giovanili della Lazio, unica squadra della sua carriera calcistica assieme all’Ancona.
La voce aveva preso quel timbro così roco e caratteristico dopo 14 ore consecutive di diretta sotto la pioggia, durante le Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. E gli era rimasto appiccicato addosso, facendo di lui il simbolo di 30 anni di calcio radiofonico e poi anche televisivo, quando aveva per cinque anni, fino al 1991, condotto la Domenica Sportiva. Dal teleschermo era diventato anche l’esempio per chi, come lui, non voleva saperne di riporre nell’armadio le camicie con il collettone stile primi anni ’70, quelle che sono tornate di moda adesso che Ciotti se n’è andato.
Era stimato da tutti Ciotti, compresi i fuoriclasse amanti dei silenzi stampa e quelli dalla vita disordinata. Quando Johan Cruijff, che ancora giocava, disse sì al progetto di film sulla sua vita calcistica pose solo una condizione: che la regia fosse affidata a Sandro Ciotti, «il miglior giornalista sportivo che ho mai conosciuto». Ne venne fuori ‘Il Profeta del Gol’, gemma del genere filmistico-documentario e ulteriore testimonianza di cos’era capace di fare quel signore che ha fatto diventare giornalisti sportivi tanti di quei bambini che sognavano d’imitarlo. Per essere accanto a lui a Milano, in una puntata della Domenica Sportiva, Diego Maradona, che glielo aveva promesso, sfidò scioperi aerei, nebbia impenetrabile e limiti di velocità, e alla fine riuscì ad arrivare. Non era ancora l’epoca del gettone di presenza, al Pibe de Oro come ricompensa bastò essere lì accanto alla Voce di Tutto il Calcio, il cantore di quando il calcio era ancora sentimento. Adesso il campionato è fatto soprattutto di veleni ma Ciotti fino a poco tempo fa, quando ancora interveniva a Radio anch’io lo Sport del lunedì mattina, per un attimo riusciva a far dimenticare movioloni, processi agli arbitri e storie al nandrolone. Sentendo quella voce sembrava che il pallone tornasse ad essere poesia. LECHAMPIONS EUROPA

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