Un bel gruppo di grandi firme del giornalismo italiano, volti noti in tv, si rivolge al Presidente della Repubblica. Per invocare la salvezza dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Segno che la situazione sta diventando grave. 

Del gruppo fanno parte, fra gli altri, Lucia Annunciata, Luigi Contu, direttore dell’Ansa, Massimo Martinelli, direttore del Messaggero, Ferruccio De Bortoli, Vittorio Emiliani, Paolo Liguori, Clemente J. Mimun, Antonio Padellaro, Andrea Purgatori, Bruno Vespa, Marco Travaglio. Chiedono la “garanzia pubblica” dello Stato  sul sistema pensionistico, “come già avvenuto in passato per altri enti previdenziali”.

“livello di democrazia”

“Signor Presidente -scrivono a Sergio Mattarella- entro pochi anni l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (Inpgi) non sarà più in grado di pagare le pensioni presenti e future dei giornalisti italiani, mandando in fumo decenni di versamenti, compresi quelli di chi è ancora in servizio attivo. Il grave e strutturale squilibrio tra prestazioni e contributi ha provocato per il 2020 un passivo previdenziale di 197 milioni di euro e un disavanzo di 253 milioni di euro, aggravato dall’aver sopportato per anni l’onere di prestazioni assistenziali. L’attuale situazione rischia di ripercuotersi sul livello e sulla qualità della democrazia del nostro Paese: avere giornalisti che non si vedono garantite le prestazioni previdenziali di oggi e di domani equivale ad avere giornalisti meno indipendenti e in generale una informazione meno libera, contraddicendo nei fatti l’articolo 21 della Costituzione. Per questi motivi facciamo appello al Suo alto magistero per chiedere un intervento presso tutte le istituzioni interessate affinché sia confermata la garanzia pubblica dello Stato sul sistema pensionistico, come già avvenuto in passato per altri enti previdenziali. E in generale affinché si valuti con la massima urgenza, con responsabilità e trasparenza, ogni soluzione equa e non punitiva in grado di continuare ad assicurare la pensione e le prestazioni previdenziali a tutti i giornalisti italiani”.

rimborsi e riequilibrio

I promotori dell’appello sono Carlo Chianura, Mario Antolini, Paola Cascella, Stefania Conti, Gianni Dragoni, Alessandra Spitz. Fra le altre firme, oltre a quelle già citate, ci sono Marzio Breda, Andrea Cangini, Franco Di Mare, Ludovico Di Meo, Stefano Folli, Marco Follini, Guido Gentili, Peter Gomez, Fabio Martini, Ernesto Auci, Paolo Brogi, Gabriele Canè, Alessandro Caprettini, Mario De Scalzi, Marco Frittella, Paolo Graldi, Ottorino Gurgo, Marcello Masi, Giancarlo Mazzuca, Enrico Romagna Manoja, Salvatore Rotondo, Bruno Socillo, Pier Luigi Visci, Pietro Visconti, Luigi Vicinanza, Giorgio Zanchini, Giuliano Zoppis.

assenza di diritti

Alle grandi firme risponde il Comitato “Dignità delle persone, dignità del lavoro”, promosso da un gruppo di giornalisti precari e organizzato nell’ambito della Fnsi. Il destinatario è lo stesso, il Presidente Mattarella. Una risposta polemica, in particolare -senza nominarli- con Bruno Vespa (che porta in tv esponenti della malavita e si proclama artista) e Massimo Martinelli (che utilizza precari senza preoccuparsi della esiguità delle loro retribuzioni).

“Comprendiamo -afferma il loro testo- l’appello al Capo dello Stato sottoscritto da illustri colleghi in pensione e alcuni direttori per salvaguardare l’autonomia e la sostenibilità dell’Inpgi. Oltre che preoccupazione, dai sottoscrittori di quella petizione ci saremmo aspettati, però, coerenza e un po’ di autocritica. Fra loro, infatti, ci sono giornalisti pensionati che continuano a lavorare senza versare i contributi alla gestione principale dell’Inpgi. Da questo punto di vista, stupisce che chi continua a esercitare la professione, proclamandosi giornalista quando porta in tv esponenti di clan della malavita e artista quando si tratta di pagare i contributi, si preoccupi adesso della situazione dell’Inpgi. Lo stesso discorso vale per i direttori di importanti testate, che utilizzano quotidianamente giornalisti precari, senza porsi il problema dell’esiguità delle retribuzioni e della sostanziale assenza di diritti. Riteniamo che non ci possa essere previdenza senza lavoro regolare. Per questo ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché sensibilizzi Parlamento e Governo ad affrontare e risolvere il problema del precariato e dello sfruttamento nel settore dell’informazione”.

La maggioranza che guida l’Inpgi punta molto sull’allargamento della platea dei contributori. Sull’ingresso cioè dei “comunicatori”, giornalisti che lavorano in uffici stampa e uffici di comunicazione e relazioni esterne, ma non hanno contratto giornalistico. La legge del giugno 2019 prevede questo “ampliamento di platea contributiva” nel 2023, ma prima il governo dovrà specificare meglio di che si tratta con regolamenti attuativi.

La Commissione Bilancio della Camera, per il momento, ha approvato un emendamento alla legge di bilancio dello Stato che prevede lo spostamento del commissariamento dell’Inpgi (previsto a causa dei disavanzi di gestione) al 30 giugno 2021. Ha anche per la prima volta riconosciuto all’Inpgi la possibilità di rimborso per gli ammortizzatori sociali pagati al posto dello Stato e ha allargato agli editori la possibilità di sgravi fiscali e contributivi per le nuove assunzioni. L’Inpgi dovrà però adottare misure di riequilibrio dei conti.

(nella foto, Bruno Vespa e Marco Travaglio, fra i firmatari dell’appello)

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