Cura delle piante

Elleboro, la bianca rosa di Natale

Tornato felicemente in auge negli ultimi anni, quando la moda del momento ha deciso che i fiori bianchi siano, a prescindere, eleganti, l’elleboro o meglio l’Helleborus niger, è una pianta con una lunga storia.

 

INDICE DEGLI ARGOMENTI

ASPETTO E FIORITURA

Ma, una prima domanda sorge subito spontanea: se il fiore che chiamiamo comunemente “Rosa di Natale” è di un colore bianco puro, come mai il suo nome botanico è Helleborus niger? La pianta prende il suo nome dal colore delle radici che sono, appunto, nere. Questa specie è originaria delle zone calcaree alpine ed appenniniche, della Serbia e dei Carpazi. Ha foglie robuste sopra le quali si aprono fiori bianchi leggermente ripiegati che sono presenti sulla pianta, all’incirca, da dicembre a marzo. La fioritura è lunga e durevole con i fiori che cambiano colore dal bianco al verde nel corso della maturazione fino a portare una capsula di semi a forma di stella dal bell’effetto decorativo.

ESPOSIZIONE E INNAFFIATURE

L’Helleborus niger è una pianta dalla crescita piuttosto lenta (cosa che incide sul costo della pianta) ma, una volta soddisfatte alcune richieste di coltivazione, potrà regnare e prosperare in giardino per anni dando grandi soddisfazioni. Desidera una posizione abbastanza ombreggiata, terreno calcareo un po’ drenato e un buon nutrimento, meglio se organico; attenzione alle bagnature che devono essere premurose, né poche né eccessive, soprattutto quando abbiamo a che fare con giovani piante. Quando l’elleboro trova la sua posizione ideale in giardino, meglio lasciarlo prosperare lì perché non ama i cambiamenti; potremmo propagarlo per divisione a primavera, dopo la fine della fioritura.

STORIA

Noto fin dai tempi più antichi, l’Helleborus niger ha conosciuto un periodo di notorietà particolarmente fortunato tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900 epoca durante la quale si è lavorato all’ibridazione di diverse varietà ad oggi solo parzialmente sopravvissute. Per molto tempo, dagli scrittori classici fino a non molti decenni fa, si è creduto che l’elleboro avesse poteri medicamentosi in grado di curare la follia. In realtà, non solo l’elleboro di cui parlano gli scrittori greci e latini non era il nostro niger bensì, più probabilmente, l’Helleborus orientalis, ma, addirittura, le sostanze contenute negli ellebori, in dosi inadeguate, possono portare fino anche alla morte. Meglio, allora, acquistarlo o regalarlo per poter godere della sua bellezza; questa sì, ha sicuramente un effetto benefico!

CURIOSITA’

Delle tante credenze lontane nel tempo, ad oggi conserviamo solo quella che lega la pianta al Natale. Le versioni e le varianti della storia sono numerose ma il racconto più famoso è quello di una pastorella che, piangente perché non aveva neppure un fiore da portare in dono al Bambinello appena nato, venne aiutata da un angelo che le indicò alcuni fiori candidi appena spuntati da sotto la neve. Il candore del fiore, con un’associazione di idee tipica del passato e che riguarda anche altri fiori come, ad esempio, il giglio, portava ad individuare un legame della pianta con il mondo sacro tant’è che, nei paesi anglosassoni, l’Helleborus niger prende il nome, oltre che di “rosa di Natale”, anche di “erba di Cristo” o “fiore di Sant’Agnese”. Interessante notare che il giorno di celebrazione di Sant’Agnese, vergine e martire, cade in inverno, il 21 gennaio, proprio il periodo in cui fiorisce, quasi solitario in mezzo al gelo, il nostro bellissimo elleboro.