navi guerra mediterraneo
(Getty Images)
Difesa e Aerospazio

Ogni giorno nel Mediterraneo ci sono 600 navi da guerra che tengono l'equilibrio della Pace

Usa, Italia, Russia e non solo. Il nostro mare al centro di questioni geopolitiche globali è super trafficato. Ma non significa guerra, anzi

Nel momento in cui scriviamo (tarda mattinata del 28 novembre), la portaerei americana Gerard Ford sta navigando al largo del Gargano a circa 30 km l'ora, 16 nodi, con prua verso sudest. Sui siti internet di tracciamento delle navi si nota poco, un'icona grigia con la definizione “nave governativa americana”, mentre tutte le altre unità militari, almeno quelle che lo consentono, vengono indicate con l'icona rossa. Due considerazioni: di navi militari, tra quelle effettivamente armate e appartenenti a ogni corpo e nazionalità, e quelle di supporto come i rifornitori, nel Mediterraneo ne stanno navigando oggi 582 e, nelle prossime ore, tra unità che vi entreranno dal canale di Suez e quelle che passeranno per Gibilterra, il numero è destinato a rimanere più o meno stabile. Tutte le altre 2.500 imbarcazioni riportate sono civili, siano esse commerciali o private, con dislocamento di almeno dieci tonnellate. Praticamente impossibile contare tutti gli scafi di qualsiasi dimensione, ma secondo i registri europei soltanto i cittadini della Ue sarebbero armatori di circa sei milioni di scafi, considerando ovviamente anche i gusci di noce degli appassionati di pesca e le unità per diporto. E poi, sconosciuti ai siti di tracciamento e non rilevati, si stima che ci siano almeno 35 sommergibili di varie nazionalità, da quelli delle Marine militari delle nazioni sovrane che si affacciano sul Mediterraneo, fino a quelli che vengono schierati per motivi strategici o per partecipare a esercitazioni o programmi di formazione militare congiunta. Russi inclusi.

Sono numeri molto alti, ma se da un lato il Mediterraneo è il mare più antico nel quale la navigazione umana si è affermata nei secoli, molto traffico oggi è dovuto alle tensioni tra nazioni e ai fenomeni legati alle migrazioni umane. La situazione greco-turca e cipriota, quella libica che vede interessi russi e turchi, l'attuale conflitto tra Israele e Hamas, la presenza costante della Marina egiziana con i suoi quattro sommergibili S-209 di costruzione tedesca. Una curiosità su questo corpo: con il ritrovamento di testimonianze storiche di tipo archeologico, risalenti al 1.150 prima di Cristo, si stima che quella del Cairo sia la Marina militare “organizzata” più antica del mondo.

Con 50.000 arruolati e una flotta di oltre 150 unità, tra le quali venti sottomarini (dei quali in servizio ce ne sarebbero però soltanto 14), la Marina turca costituisce una forza armata estremamente presente anche nel Mar Nero, dove il Paese ha la sua maggiore estensione costiera.

Se quindi volessimo creare una sorta di classifica delle forze militari della Marina tra le nazioni mediterranee, dovremmo tenere conto di doversi aspetti: logistica, ammodernamento, preparazione, esperienza. Valutando quindi non soltanto la grandezza della flotta ma le sue peculiarità, troveremmo che la Francia possiede senza dubbio il potenziale maggiore essendo dotata di sommergibili nucleari, porterei a propulsione nucleare, aeromobili ed elicotteri moderni. Subito dopo verrebbe la Marina militare italiana, grazie all'impiego di velivoli a decollo corto dell'ultima generazione come gli F-35B, gli incrociatori tuttoponte e un'ampia dotazione di missilistica Aster-30 a bordo delle fregate Fremm, che esportiamo anche con successo. Siamo più deboli in fatto di logistica, ovvero abbiamo poche basi e relativamente piccole (La Spezia, Taranto, Brindisi, Augusta). Possiamo quindi piazzare al terzo posto la Marina di Ankara, e al quarto quella spagnola, che ha una scarsa flotta di sommergibili, seguite da Grecia, Israele, Egitto e Algeria, che dopo aver acquisito alla fine degli anni Ottanta due sommergibili classe Kilo dall'Unione Sovietica, ne ha ricevuti altri quattro tra il 2010 e il 2019, sempre russi della medesima classe, ma ammodernati nei sistemi e negli armamenti. Fanalino di coda la Marina siriana, ancora equipaggiata con unità di costruzione sovietica.

Meritano un discorso a parte le Marine di Croazia (fondata nel 1918 e ricostituita nel 1991), con una trentina di unità minori – anche perché le acque territoriali hanno un'estensione limitata – e quella Albanese (riorganizzata nel 2007), che a partire dagli anni '90 ha iniziato a prendere parte a numerose esercitazioni insieme ad altre nazioni europee. Le navi della marina furono gravemente danneggiate durante il conflitto politico del 1997 e nel marzo dell'anno successivo diverse unità attraccarono nei porti italiani per poter trovare rifugio ed effettuare le necessarie riparazioni. La ricostituzione della flotta è avvenuta con l'aiuto di Usa, Italia, Germania, Grecia, Turchia e di altri paesi. Nello stesso anno, l'Albania ritirò i suoi quattro sottomarini di classe Whiskey, considerati una minaccia dalla Nato. A seguito degli accordi stipulati tra il 1998 e il 2004, l’Albania ha ricevuto cinque pattugliatori donati dagli Stati Uniti e sei dall’Italia (nel 2002), più altri cinque nel 2004, contestualmente alla firma degli accordi per la fornitura di attrezzature e di assistenza tecnica alla Forza navale albanese.

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Sergio Barlocchetti

Milanese, è ingegnere, pilota e giornalista. Da 30 anni nel settore aerospaziale, lo segue anche in veste di analista. Docente di materie tecniche presso la scuola di volo AeC Milano è autore di diversi libri.

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