MISSION: facilitare o amplificare la capacità dell’azienda nel proporre Leadership nel cambiamento, Critical Thinking, Entrepreneurship, Complex Problem Solving,
aumentando la contribuzione di ogni individuo coinvolto in tale processo.

Senza pensiero, nulla si crea e tutto si distrugge

Etica-Mente articolo 21

Pochi giorni fa ho ascoltato un dibattito televisivo sulle condizioni economiche dell’Italia ed in generale sui grandi cambiamenti a livello mondiale: a mio giudizio, è stato come guardare un filmato sulla Sagra della cazzata! (chiedo scusa per l’espressione scurrile ma è in sintonia con la discussione in studio).

Protagonisti erano politici (posizionati al banco delle salamelle), imprenditori in declino (recitanti barzellette prive di umorismo su di un palcoscenico traballante), rappresentanti dei sindacati (con la bandana in testa a servire piadine e gnocco fritto), giornalisti “specializzati” (allo stand di birra e vino alla spina), il conduttore (che leggeva un copione di cui non comprendeva il contenuto) e il pubblico – spero non pagante – (che lanciava stelle filanti e coriandoli, applaudendo tutto e il suo contrario). Per quasi un’ora, il confronto si è articolato con un avvicendarsi confuso di frasi fatte, accuse ad entità stereotipate (quali i poteri forti, la casta dei banchieri e il sottobosco politico) e auspici onirici (l’apoteosi è stata l’invocazione della combinazione tassa fissa sui redditi societari al 15% ed incremento di spesa pubblica per infrastrutture e welfare). Nessuno ascoltava nessuno e la tattica dell’interruzione e delle grida era la stessa di molti programmi televisivi di “opinione”.

Opinione ?

Qui viene il punto. Ciò che più mi ha atterrito, però, è stata l’assordante assenza di un pensiero compiuto: nessuno è stato in grado di muovere da un concetto di portata generale per declinarlo in azioni votate a risolvere coerentemente il problema che di volta in volta veniva sollevato; nessuno ha formulato un ragionamento che congiungesse la propria lettura del disagio con le conclusioni tratte per superarlo. L’espressione comune a tutti, nessuno escluso, si è tradotta in un collage di postulati tratti dalle formulazioni più ricorrenti della comunicazione prevalente.

Ad un certo punto, mi sono domandato se fosse un caso che evidentemente nessuno dei protagonisti avesse memoria (se mai letti) dei testi sulla Bellezza del Pensiero scritti nel corso della storia e capaci di riempire intere biblioteche ma, in verità, mi son persuaso - e certo non solo per la Sagra … vista in TV - che oggi non venga, in generale, attribuito grande merito al pensiero. In particolare, quando Pensiero significa ascolto, domanda, meditazione, contemplazione, attenzione all’altro da sé, al ruolo che ricopre nel mio quotidiano, e soprattutto conseguente maturazione di una proposta di uno o più criteri/valori cui attenersi per agire, per dar forma alla propria volontà. Insomma, qualcosa che non appartiene all’immediato, all’on demand ma che si cala in una prospettiva di lungimiranza.

Altrettanto son convinto, tuttavia, che ridare al pensiero l’importanza dovuta sia una delle primarie urgenze dell’umanità:

senza pensiero, i progressi scientifici rimangono lettera morta, il sistema economico crolla, le disuguaglianze sfociano in rivolta, la capacità di cogliere la bellezza (a partire di quella della vita stessa) si perde, i rapporti sociali non trovano più ragion d’essere e lo sport si riduce a sopraffazione.

Insomma, rinunciare al pensiero non permette di creare valore ma, circostanza ancor più importante, distrugge quello che c’è.

Etica-Mente articolo 21

Permettete alcuni esempi concreti.

Continuare a progredire nella medicina è fondamentale ma senza pensare a come garantire accesso alle cure a ben oltre i 6/7 della popolazione mondiale che vive con redditi risicati, le nuove scoperte finiranno per essere ultronee; negli ultimi quarant’anni, moltissime aziende hanno concentrato i propri sforzi nel portare il consumatore a spendere senza farsi domande sul valore ricevuto o la qualità del prodotto ma solo in nome del marchio, ed ora quelle stesse aziende sono in crisi perché non hanno pensato a quanto tempo avrebbe potuto reggere la finzione della proposta commerciale; gran parte della politica ignora da oltre vent’anni la forza di un pensiero in cui i cittadini possano identificarsi, e non a caso ora il sovranismo, che è foriero di un pensiero seppur semplice ed opinabile, sta dilagando; senza pensare alla vera funzione dello sport, i genitori si picchiano alle partite di calcio dei figli nella categoria “pulcini”; nelle scuole si è persa la capacità di formare i giovani ad un pensiero critico, ed è per loro ancora più difficile trovare un lavoro, ecc..

Ripeto quello che già in altre provocazioni ho scritto: per me, la Cultura vera è data dalla capacità di mettere in relazione ciò che si sa con chi si è. Ma questo richiede lo sforzo di pensare: un esercizio che deve essere allenato, praticato e sperimentato per poter evolvere in metodo e portare le soddisfazioni migliori.

Senza Cultura tutto si ferma nel lungo periodo e ciò che è stato costruito finisce per crollare, che si voglia o no.

Troppo spesso siamo testimoni di menti congelate dalle procedure, protese a tick the box o frenate dal prendere posizione per evitare di esporsi e quindi essere giudicati. È, invece, innegabile che gli strumenti sbandierati come panacee di tutti i mali da molto tempo siano stati le procedure, i protocolli e la delega di responsabilità.

Quando sento parlare di economia, mi accaloro molto sul tema del pensiero perché credo che il vero cambiamento per recuperare anche la sostenibilità economica che ognuno di noi auspica sia portare all’interno del sistema economico la funzione di miglioramento sociale in modo strutturale, e ciò richiede un serio impegno nel Pensare!

A mio avviso, dovremo brindare ad un futuro prosperoso dell’economia solo quando portare beneficio a TUTTI diventerà parte integrante del core business di ogni operatore economico. Quando dico TUTTI mi riferisco a chiunque possa entrare nella sfera d’azione dell’operatore coinvolto e non ho vergogna alcuna a dire che i primi dei TUTTI cui rivolgere lo sguardo sono coloro che hanno maggior “bisogno”. Pur difendendo a gran voce la ricchezza che si può acquisire dagli occhi di un bisognoso che riceve aiuto, la priorità dei “bisognosi” (che può essere il nostro vicino di casa a prescindere dalle necessità meramente finanziarie) trova, in realtà, un empirico fondamento nel triste fatto che i poveri di mezzi o di spirito sono numericamente molto superiori ai “ricchi” e le vicende della storia insegnano in modo incontrovertibile che solo l’incremento di benessere per la maggioranza di una comunità porta crescita e pace.

Già nel presente e ancor più nei giorni a venire, la differenza tanto per un’azienda, una banca, un libero professionista o un artigiano sarà dettata non dalle capacità tecniche, che si danno per acquisite, ma dall’abilità a servire meglio, a dare qualcosa in più a chi ci circonda: occorre però, riconoscere i bisogni altrui e pensare come e perché prodigarsi per soddisfarli meglio.

Vero è che pensare comporta rischi in quanto induce ad una presa di posizione ma Pensare è una delle poche attività che dà pienezza all’essere umano “Perché questo pensiero è presenza, amore, desiderio e volontà”*.

Simone Rondelli

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* Maurice Bellet, Il pensiero che ascolta, ultima pagina, 2006, Edizioni Paoline.

E se fosse la cultura il nuovo motore dell’economia?

Le procedure limitano la crescita economica …