Caso San Vito al Torre, parla Zanin: «Benzina buttata sul fuoco»

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Caso San Vito al Torre, parla Zanin: «Benzina buttata sul fuoco»

Di T.D. • Pubblicato il 07 Mag 2023
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L'ex sindaco e consigliere comunale ribatte a Cian: «Dimissioni frutto di scelta ponderata, non è vero che il Comune è immobile».

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Gabriele Zanin, ex sindaco nonché tra i sette consiglieri comunali dimessisi nelle scorse settimane a San Vito al Torre, ribatte all'ex collega d'Aula Simone Cian. Quest'ultimo aveva puntato il dito verso coloro che hanno rassegnato le dimissioni, facendo cadere l'amministrazione della prima cittadina Doretta Cettolo. Ringraziando il precedente commissario Giovanni Petris, dimessosi a sua volta poco dopo la nomina, e salutando l'arrivo di Silvia Zossi nello stesso incarico, Zanin rassicura "i cittadini affermando che il Comune non è immobile ma continua ad andare avanti in quanto c’è un commissario (molto competente) e ci sono gli uffici a gestire l’ente".

"Non ci sono opere pubbliche ferme - ribatte a Cian -. I 'lavori per terminare l'ecopiazzola' (mai previsti o eseguiti dal 2019), 'le asfaltature' (via Redipuglia la asfalta il Cafc esecutore dei lavori) e la 'sistemazione dell’archivio' possono andare a buon fine comunque. Le altre opere previste ma non finanziate in toto, sono quelle della 'riqualificazione energetica della scuola elementare' che avrebbe dovuto iniziare nel 2021 e l’intervento di 'risanamento conservativo del municipio”'che avrebbe dovuto avviarsi nel 2022, ma a febbraio 2023 nulla s’era ancora visto. I dati sono reperibili sui Programmi triennali opere pubbliche approvati dal Consiglio comunale".

"Sulla scuola - prosegue - la preoccupazione dell'ex amministrazione comunale nasce ora. Era stata istituita nel novembre 2021, con delibe della giunta 94 del 2021, la figura di assessore esterno con delega alla scuola in quanto risultava 'necessario delegare una persona con esperienza per gestire le eventuali problematiche afferenti i rapporti con le scuole del territorio e l’istituto Comprensivo di riferimento, al fine di portare all’interno della Giunta la sintesi delle esigenze raccolte in tali sedi'. Quell'assessore non è mai stato nominato" attacca ancora Zanin, che ribatte anche alla accuse ricevute dallo stesso Cian.

Fatti riportati in modo non corretto, per l'ex primo cittadino, a partire dalle "ingiustificate e irresponsabili" dimissioni dei sette consiglieri comunali "quando, invece, tale decisione è stata ben ponderata. Non è mai piacevole prendere delle decisioni così drastiche e molto spesso, quando devi decidere, non ti rimane che propendere per il meno peggio. D’altro canto invece, una amministrazione comunale deve saper leggere i segnali e capire quando ci sono seri pericoli per la stabilità della sua struttura. Partiamo con un inciso e precisamente dal fatto che la “politica” non c’entra. O meglio, c’entra se il termine 'politica' è inteso nel suo vero e nobile senso".

"I malumori all’interno della maggioranza non erano certo una novità degli ultimi tempi. Ma in questo non ci entro se non per muovere una critica generale al sindaco che evidentemente, seppur conscia di questi malumori, non ha voluto o non ha saputo mantenere le redini dell’amministrazione ben strette tra le sue mani. Chi scappa, spesso lo fa per difendersi o per difendere; chi fa scappare ha il compito di arginare le fughe. Quando però poi, arrivi ad una netta spaccatura, lo scenario cambia. E di molto. Soprattutto se questa spaccatura fa venir meno le fondamenta su cui hai eretto la tua amministrazione comunale".

"Quando ti trovi ad avere più della metà del Consiglio in posizione contrapposta alla tua, dovresti fare una riflessione ancor più profonda e cercare di capire il perché è successo e soprattutto come porvi rimedio. Tutti sanno che, spesso, fare politica (sempre intesa nel suo vero e nobile senso) significa anche scendere a compromessi e che purtroppo le posizioni rigide non portano quasi mai a nulla di buono soprattutto se poi non puoi permetterti una base solida su cui poggiarle. Ma invece di ammorbidire le posizioni, si è pensato bene di irrigidirle, di buttare altra benzina sul fuoco".

"E questo è, secondo me, il senso di quanto è successo in questi ultimi mesi: il fuoco è diventato incontrollabile. Ascoltare in questo caso sarebbe stato un esercizio di democrazia; così come dimettersi è stato un esercizio della stessa democrazia portato avanti da delle persone che avrebbero dovuto avere un ruolo propositivo e decisionale ma che sono state ignorate e inascoltate. Nella loro inutilità hanno pensato di lasciare" conclude Zanin.

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