Le discussioni sulla predestinazione. In ascolto dei dibattiti nel Medioevo

 
 

Di predestinazione si è parlato da sempre nella storia della chiesa e ancora oggi è un tema che interpella tutti. Per comprendere quali sono le diverse posizioni a riguardo e come queste si relazionano con la Scrittura, che è verità, è importante capire quali sono le origini di queste posizioni. 

Questo è uno degli obbiettivi del modulo di teologia storica che le chiese evangeliche Brecce di Roma stanno seguendo, quest’anno in particolare soffermandosi sul periodo medievale. Dopo aver ricevuto alcune coordinate teologiche e storiografiche per addentrarci nel Medioevo e aver messo a tema i dibattiti sulla Cena del Signore, il modulo ha affrontato le controversie sulla predestinazione tra il IV sec. ed il IX sec. Questo insieme ad altri temi e ad una ricca bibliografia possono essere trovati nel fascicolo “Letture medievali (VI-XI secolo)”, Studi di teologia (2022) N.67.

Ciò che succede in questi secoli dell’Alto Medioevo è che, partendo dalle posizioni di Agostino, in cui nella salvezza il primato è di Dio e della Sua grazia, e di Pelagio, in cui la salvezza è in mano a Dio ma l’uomo può cooperare in questo processo, si vengono a creare delle posizioni intermedie, cosiddette “semi-agostiniane” e “semi-pelagiane” che prendono un po’ a pezzi le due posizioni provando a svilupparle. Quello che succede è che queste due confluiscono in un’unica posizione in cui la dottrina risulta una sorta di miscuglio offuscato delle posizioni precedenti. È da questa posizione “offuscata” che prenderà la sua base la chiesa cattolica romana nel contrastare la successiva Riforma protestante.

Le posizioni semi-agostiniane e semi-pelagiane, in realtà, trovano il loro spunto da alcuni elementi di debolezza (se così vogliamo chiamarli) della dottrina della predestinazione di Agostino. In particolare, sono due gli elementi deboli: il primo è l’aver considerato il battesimo come mezzo della grazia rigenerante di Dio ed il secondo è l’avere fatto coincidere l’atto di giustificazione con il processo della santificazione. Questo ha generato la necessità della presenza delle opere e della chiesa come mediatore della grazia divina.

I tre elementi distintivi delle posizioni semi-pelagiane sono: prima di tutto considerare il peccato come una malattia e non come morte; quindi la grazia di Dio è qualcosa che cura ma non rigenera.  In questo processo il libero arbitrio assume un ruolo attivo lasciando quindi all’uomo la scelta principale di lasciarsi salvare oppure no, creando quindi un sistema di relazione diretta salvezza-merito.

I principali esponenti delle posizioni semi-pelagiane furono Giovanni Cassiano (360-430), Vincenzo di Lerino (d. 450) e Fausto di Riez (408-490). Interessanti le loro reinterpretazioni delle parabole del Figliol Prodigo, del Buon Samaritano e della storia di Zaccheo. Tentativi di riavvicinamento alla teologia di Agostino furono fatti durante il Sinodo di Cartagine del 418 e da Prospero d’Aquitania (390-455). Queste posizioni semi-agostiniane però ricaddero anch’esse in posizioni intermedie “miste”, nel primo caso per aver considerato comunque il battesimo come sacramento per la remissione dei peccati e nel secondo caso per avere fatto precedere la prescienza divina alla predestinazione.

Le posizioni semi-agostiniane e semi-pelagiane si consolidano nel 529 nel Concilio di Orange in cui si passa da un concetto di grazia irresistibile di Dio della predestinazione ad un concetto di grazia sacramentale del battesimo. Questa posizione sarà, insieme a quanto definito nel Concilio di Quierzy del 851, la base del Concilio di Trento (1545-1563) contro la Riforma ed anche la base dell’attuale posizione della chiesa cattolica romana.

Un tentativo importante di rimessa in discussione di queste posizioni fu fatto solo tre secoli dopo da Gotescalco (805-869) che riprese la dottrina agostiniana. Gotescalco fu brutalmente accusato, incarcerato e fustigato dall’arcivescovo di Reims Incmaro (806-882). Sostenitori di Gotescalco furono Ratramno e Remigio di Lione mentre oppositori di quest’ultimo insieme a Incmaro furono Rabano Mauro (780-856) e Scoto Eurigena (815-877). Le posizioni di Incmaro e del semi-pelagianesimo furono ulteriormente consolidate nel Concilio di Querzy del 851. Tre anni dopo, nel 853, ci fu un tentativo di ripresa delle posizioni agostiniane sostenute da Gotescalco nel Concilio di Valence.

Il dibattito sulla predestinazione continuerà nei secoli successivi trovando sicuramente un momento importante durante la Riforma e oltre. Questa storia ci insegna alcune cose, tra le altre: che la predestinazione non è un tema introdotto dal “calvinismo”, ma è sempre stato parte della riflessione della chiesa, specialmente da Agostino in poi. In secondo luogo, esso ci ricorda che, per quanto possiamo e dobbiamo essere consapevoli dei dibattiti storici, la nostra fonte di verità rimane sempre la Parola del Signore, la Bibbia, a cui ci dobbiamo rifare. Da lì dobbiamo partire e tornare in ogni nostra discussione e confronto.